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Nella difficile situazione economica del Giappone postbellico, poche persone possedevano unautomobile ed i trasporti pubblici erano poco affidabili: Il mezzo di trasporto per eccellenza era così la bicicletta. Chi voleva spostarsi più rapidamente era così costretto a ricorrere al cosiddetto "Bata-Bata", un motorino a 2 tempi il cui nome si rifaceva al particolare suono emesso dallo scarico. Così, un bel giorno del 1946 Soichiro Honda, che aveva preso confidenza con le bici fin dai giorni in cui aiutava il padre in officina, cominciò a motorizzare le biciclette utilizzando componentistica ricavata da residuati bellici. La risposta del mercato non si fece attendere e ben presto, esaurite le scorte, il passo obbligato fu quello di decidere di produrre un motore fatto in casa. Sebbene il primo modello derivasse da un generatore elettrico, Honda riuscì a migliorarlo grazie alla propria abilità ed acume tecnologico.
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